Una indagine accurata e accorata seppur condotta col lucido distacco del giornalista, o meglio dello storico, con tenace ”pignoleria”, potremmo dire, volta a trovare la ”verità” sulla morte del sociologo Rostagno, assassinato all’età di 47 anni in circostanze che restano misteriose, così come il movente e i mandanti. Ipotesi svariate e forse, quelle ufficiali, del tutto lontane dalla realtà. Rostagno era impegnato nel sociale, lavorava nella comunità Saman, per il recupero dei tossicodipendenti, nonché per una emittente privata, a voce spiegata, senza peli sulla lingua. Mafia, corruzione politica, massoneria? O piuttosto avidità di qualcuno a lui molto vicino che lo avrebbe voluto cancellare per perseguire i propri interessi? Domande senza risposte, ma dal libro di Mugno sicuramente si levano un atto d’accusa e una inquietudine che segna le coscienze.