Pensamenti

2008, pp. 96


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Questa nuova silloge di Pensamenti  viene innanzitutto a dar conferma - con il suo corpus di sessanta liriche e composizioni tutte d'alto segno letterario - che non s'è mai interrotto il filo tenace della poesia dialettale che Piero Carbone - sia pure con talune distese pause - va dipanando dalla matassa della sua ispirazione.
(...). Possiamo convenire - e lo dobbiamo - che norme, modalità formali, segni culturali, suggestioni creative cui dà luogo l'ispirazione siano mutevoli e perciò riconoscibili se rinnoviamo i codici ermeneutici; ma senza quell'insieme di fattori spirituali e mentali che chiamiamo ispirazione (genialità, creatività, suggestione, sapienza, ecc.) il poeta s'impoverisce e perde luce. Perciò io ripeto che riferirsi alla poesia di Piero Carbone per intuirla, comprenderla, poterla "narrare", comporti la capacità di riconoscere la sua ispirazione, o più precisamente, le sue ispirazioni. E poi, le sue modalità (stilistiche, di lingua, espressive) di trarne alimento per la poesia.

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