Il sé come una stagione

2007, pp. 64


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Mi sono sempre chiesta, qual è il modo migliore per accostarsi alla poesia.
Ho formulato tante risposte, nessuna esaustiva.
Nello scrivere questa introduzione, mi sono venute in mente le parole di Fellini, allorquando, intervistato da una giornalista, se gli fosse capitato nel suo lavoro, di essere stato aiutato da qualcuno degli attori a trarre fuori il film,  affermò che un attore in particolare gli rendeva tutto più facile: si trattava di Marcello Mastroianni, che gli si affidava totalmente, senza chiedere spiegazioni.
"È un collaboratore ideale proprio in questo senso, non ha una curiosità invadente né imbarazzante, non ha idee sul suo personaggio, non vuole prepararti nessuna soluzione, capisce che il modo migliore per collaborare (...) è quello di rendersi disponibile con la massima cedevolezza, una curiosità intimidita e prudente. ”
Questa modalità di affidarsi è quella che sento più vicina a me.
La poesia è una creatura viva che palpita ad ogni istante.
È il luogo della psiche, è un messaggio sussurrato che parla al nostro Se' più profondo.
Non importa che vi sia una comprensione immediata.
Importa invece lasciarsi cullare dalle sue immagini, dai simboli, dai suoni.
“La parola rivela segreti nell'estasi, fuori dal tempo, nella poesia.
La poesia è segreto parlato, che deve essere scritto per fissarsi..
Il poeta ha sempre voce, canta o piange il suo segreto” .
A volte  dei versi si depositano nel cuore per sempre, divenendo ricami e forme indelebili.

Alba
Ho abbracciato l'alba d'estate
Nulla si muoveva ancora sulla fronte dei palazzi
L'acqua era morta. Le zone d'ombra non lasciavano la casa del bosco.                                    .
Ho camminato, ridestando gli aliti vivi e tiepidi, e le pietre preziose guardarono, e le ali si levarono senza rumore...”
I versi di Rimbaud simboleggiano, in questa raccolta, il mio cammino.

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