Andrade María Mercedes, nata in Colombia, ha studiato Filosofía nella Universidad de los Andes (Bogotá), tiene un M.A. in Filosofía del New School for Social Research (NY), un M.A. in Literatura Hispánica e un Ph.D. in Literatura Comparada de S.U.N.Y. Stony Brook (NY). È stata professoressa presso il Baruch College (NY) e attualmente insegna nella Universidad de los Andes. È stata finalista del Concurso de Cuento Carlos Castro Saavedra (Medellín, 1995) e vincitrice del Concurso de Cuento Ramón de Zubiría (Bogotá, 1996). Ha pubblicato diversi racconti in riviste in Colombia e Stati Uniti. Attualmente prepara il suo secondo romanzo.
María Andrade, scrittrice colombiana, ci stupisce e lascia attoniti con questo suo romanzo “Elegia per un’insonne”, dove il corpo è il campo di battaglia, è lo spirito, è la relazione, è l’arma, è il sangue, è l’anima, è lo strumento per la comprensione del mondo e per la comunicazione dello stesso: “Ti consegno la scrittura di questo braccio, che, come offerta di un rito dionisiaco, ho strappato alla spalla, un braccio caldo e polposo, dal sangue dolce che tesse un rosario di gocce per terra”. Un corpo che è fonte inequivocabile della realtà trascendente dell’uomo, che genera un rosario di gocce di sangue, il corpo di una martire, martire metropolitana. (...).
Ci parla la Andrade di un corpo, di un essere forte, di una nuova ontologia in cui il linguaggio annulla le differenze e le fissa nell’uguaglianza di un discorso che non prevede interruzioni, capitoli, glosse, chiusure, strappi, resistenze, differenziazioni dell’io. Tutto parla e tutto significa e, come nell’esperienza mistica, tutto non c’è, non è.
dalla prefazione di Filippo Giuseppe di Bennardo
Elegia per un’insonne elude ogni certezza, si impegna a smontare la nozione comune secondo la quale la voce letteraria rappresenta letteralmente un corpo reale, con tanto di biografia. L’operazione consiste qui nello scindere la parola dal suo presunto supporto fisico per esplorare le sue connotazioni metafisiche. “Al di là di queste parole io non esisto”, dice la protagonista, ed in questa frase schietta, schiva, efficace come tutto il romanzo, si intravede una scommessa radicale in questi tempi: l’avviso del fatto che le parole costituiscono soltanto un corpo letterale, l’asserzione che tutto il testo costituisce la propria realtà.
Lina Meruane
Elegia per un’insonne è la narrazione di un corpo che si annulla, si annienta, si adatta sull’altro con fame e disgusto, artificio e limitazione, nella veglia e nell’insonnia, ma che si rifà alla scrittura, la stessa che esprime il suo annullamento, e lascia la sua condizione di oggetto di desiderio dell’uomo per diventare soggetto narrante che esiste soltanto nella scrittura. La forma narrativa infrange le regole tradizionali, il linguaggio brillante fluisce durante tutta la veglia e la riflessione dell’insonnia ci seduce, ci trattiene e ci conquista in un circolo di espropriazione.
Isolina Ballesteros