Non importa sapere cosa sia stato veramente Salvatore Giuliano. Bandito oppure no.
E nemmeno conta avercela davvero un’idea sulla sua storia. Robin Hood oppure no.
Qui serve il cuore. E farsi trascinare dalla poesia. Con le pa-role che vanno e vengono come un respiro tumultuoso che diventa lieve.
Misericordioso, però. Col sangue che pulsa nelle vene. Che allontana - a torto o a ragione - dal filo di sangue che ha annegato nel dolore pastori, contadini e carabiniei. Una guerra di bottoni dichiarata da un picciotto di vent’anni. Più ingenuo che assassino. O forse tutte e due cose insieme.
Stupore irriverente è il dramma di una madre, l’ingenuità di un figlio. Usato. Abusato. E fatto a pezzi. Lo strazio di un inganno. Lo sguardo smarrito di chi ha perso tutto perché il gioco era truccato e si sapeva già fin dal principio chi usciva alla fine della conta.