Questo testo di Marilena Monti è stato rappresentato anche a Segesta e a ”Palermo di scena” nella trascorsa stagione estiva.
Vagamente ispirandosi al mito di Prometeo, parla di trasgressione e del sofferto percorso che porta alla conoscenza di sé. ”P”, la protagonista, così chiamata per il riferimento a Prometeo, è una donna che ha rubato da se stessa il fuoco necessario a dar luce alle proprie tenebre, a quella parte che in ciascuno resta ben protetta da corazze, certamente la più vera, scevra da sovrastrutture. Ella di giorno mostra se stessa frivola e disinvolta, ma di notte l’Aquila della consapevolezza tornerà a ferirla dandole un destino di solitudine dolorosa. I suoi genitori, lo sposo e altri, infatti, le rimproverano la sfrontatezza di avere guardato il proprio io e di osare mostrarne le ferite. Tutti la abbandonano alla sua colpa di ”temeraria consapevole”, alla colpa di essere di essere ”vera”.