Se le presentassi come comuni storie che la letteratura è
solita dispensare, certo nessuna diffidenza solleciterei in chi
legge, in quanto, la fiducia nel loro contenuto, sarebbe
confortata dalla legittimità della fantasia, che ne giustificherebbe
l'assurdità.
Se cercassi invece di far credere l'opposto, e cioè che le
storie - in effetti inverosimili - non siano frutto della fantasia
ma assolutamente reali, si penserebbe a un'ulteriore mistificazione,
che sfruttando l'assurdità delle vicende e l'implorante
richiesta di veridicità, giocherebbe proprio su tale
istanza bizzarra, per schiudere almeno uno spiraglio sulla
credibilità delle storie stesse.
L'arte, però, a differenza della vita che nessun obbligo ha di
dimostrare la fondatezza dei suoi fatti inauditi, deve preoccuparsi
del contrario, ricorrendo al credibile, per far sembrare
reale ciò che racconta.